La democrazia è il regime dove i partiti politici acquistano i voti con i soldi delle tasse

Quali potrebbero essere le misure di contrasto al voto di scambio che offre ‘welfare’ in cambio di ‘voti’ nei collegi elettorali avvezzi a frodare il patto sociale. La complice intesa tra partiti ed elettorato diventa un sistema occulto di finanziamento dei partiti che sfugge alla legge. Lo sversamento di denaro tra le regioni, per mezzo della leva fiscale, con la misericordiosa motivazione della lotta alla povertà, della crescita e dello sviluppo, diventa un comodo espediente per consolidare un regime di complicità che trae reciproci vantaggi sia nel mantenere nella povertà a fini elettorali, sia per addurre la povertà quale pretesto per mantenere una crescente pletora di elettori socio-assistiti.

Il sistema della rincorsa a replicare questi comportamenti, a livello nazionale, per ripicca, è ostacolato la quegli stessi partiti destinatari del voto di scambio, i quali adducono  considerazioni morali, ispirate a metafisici sensi di colpa per le disparità sociali.

Il voto di scambio italiano funziona come un sistema omeostatico che ritrova il suo perverso equilibrio dopo qualsiasi perturbazione. Qualsiasi iniziativa politica, promossa dall’interno del sistema, attraverso il Parlamento o il Governo, non riesce minimamente a scalfirlo. Le dimensioni della pressione fiscale e del crescente debito pubblico (che non potrà essere mai onorato in una economia asfittica come quella italiana) non sembra preoccupare nessun apparato dello Stato, le cui cariche sono già presidiate da comprimari per la propaganda volta a sminuire la gravità i problemi. 

La liberazione da questa schizofrenica situazione, tra la ricerca del ritorno all’equilibrio omeostatico precedente (da parte di chi benefici gratuitamente di tutti i vantaggi) e la volontà di uscire dallo schema (di chi sopporti a caro prezzo il costo il benessere altrui), avverrà con reazioni incontrollabili da parte della pubblica sicurezza, che si inquadreranno negli schemi tipici della follia, che nessun dialogo, per quanto costruttivo, potrà riportare alla ragione, finché la causa scatenante non sarà venuta meno. █

Gilberto Bignamini (Political Designer)

gilbertobignamini [at] protonmail [dot] com

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