I ‘Welfare’ dei sussidi per le redistribuzioni politiche delle ricchezze, dei redditi di cittadinanza e altri innumerevoli ammortizzatori sociali, privilegiando questo o quel gruppo etnico, orienta gli sviluppi demografici delle popolazioni.
Questi interventi, promossi come aiuti alle persone deprivate o allo sviluppo delle regioni più povere, se protratti indefinitamente per lustri, decenni o secoli, si trasformano in lenti programmi politici di eugenetica istituzionale, preordinati a ledere specifici gruppi regionali e a favorirne altri, realizzando, alla lunga, vere e proprie sostituzioni etniche delle popolazioni.
In Italia, con i fondi del ‘Welfare’, rastrellati nell’Italia settentrionale, si sta verificando esattamente questa situazione, sia per effetto della elargizione massiva di sussidi interni tra regioni che hanno tutto l’interesse a prolificare senza svilupparsi mai, sia a favore degli stranieri immigrati, che non hanno mai contribuito ad alcun versamento nei fondi di solidarietà sociale e per i quali queste elargizioni sono uno strano e inspiegabile regalo offerto da decadenti democrazie popolate da disprezzabili debosciati.
Il ‘Welfare’ è quel modello di assistenzialismo che, con il pretesto del riscatto sociale di gruppi sopravvissuti ai margini della storia, permette la sopravvivenza di popolazioni a basso valore aggiunto, le quali, altrimenti, in una prospettiva razionalista ed evoluzionista, avrebbero già avuto un incontro ravvicinato col proprio destino e non esisterebbero più da molto tempo.
La natura, che cerca la massima efficienza con la minima spesa, ostacolata dal ‘Welfare’, non può seguire il suo corso. Il ‘Welfare’, a fini evolutivi, nella prospettiva di lungo periodo, cioè in prospettiva intergenerazionale, si rivela più dannoso che utile, poiché rigenera quello che avrebbe dovuto essere estinto, in quanto non idoneo o adatto in senso evoluzionistico. I ‘Welfare’ delle solidarietà sociali, dunque, in questa prospettiva, si sono potuti trasformare in programmi eugenetici per le democrazie occidentali.
La pratica eugenetica è aborrita dal diritto degli stati democratici contemporanei. Questi rifiuti, in realtà, colpiscono soltanto una forma specifica e delimitata di eugenetica, quella volta, con specifici programmi orientati, alla selezione di popolazioni desiderabili per fattezze fisiche e per quozienti di intelligenza in ambito intra-generazionale.
Il ‘Welfare’, nella prospettivi inter-generazionale, invece, realizza programmi eugenetici volti sia a espandere le presenze di specifici gruppi etnici fino a farli divenire numericamente predominanti, sia a creare l’etnia cosmopolita dell’ibridazione massificata. Le democrazie dei diritti, cioè le società dell’amore libero, in questo senso, adottano anch’esse degli specifici programmi eugenetici di sviluppo demografico, con la differenza che non sono percepibili ove si consideri solo la generazione corrente.
Le basi teoriche sono fornite dal marxismo culturale, mentre l’indottrinamento avviene negli enti di formazione superiore, per esempio, appunto, il dogma scientifico della fortificazione della specie umana mediante ibridazione, con i drammatici risultati di ravvicinamenti dell’umanità alle fattezza dei primati antropomorfi e agli abbassamenti vistosi dei quozienti di intelligenza medi.
La controproposta politica di ‘Democrazia Moderata’ è quella di incominciare a rallentare progressivamente, fino a eliminare del tutto, i sussidi ‘Welfare’ pubblici, continuativi, per tutto l’arco della vita, percepiti da persone in giovane età, con idoneità al lavoro, soprattutto quelli che prevedano la formula “denaro contante in mano” o usino biecamente l’infanzia come scudi umani per assicurare vite agiata a degli individui abbietti dai robusti appetiti sessuali. █
Gilberto Bignamini (Political Designer)
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